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14 set 2010

L’inquadratura: piani e campi

Author: MichaM | Filed under: tecniche di ripresa e montaggio

inquadratura mezzo busto (MB)

Questo blog sui cortometraggi è ideato con una doppia finalità:  non vuole soltanto essere un omaggio ai maestri del cinema che hanno realizzato dei film brevi, e continuano a farlo; vuole essere anche un luogo di ricerca, di scambio e relazione fra cineasti e aspiranti tali. Per questo comincia questo mese la categoria dedicata alla tecnica di ripresa e montaggio, con la speranza che sia non solo una guida per chi si avventura in questo fantastico mondo, ma anche un canale di crescita, in cui scambiarsi opinioni e conoscenze.
Per prima cosa, è necessario conoscere il gergo tecnico, per utilizzare al meglio ogni possibilità offerta dalla macchina da presa.
L’inquadratura è definita talvolta ripresa, e indica il filmato che sta fra il ciak e lo stop, o, nel caso di cortometraggi meno professionali, il frammento compreso fra due tagli del montaggio. Il parametro principale per definire l’inquadratura è la distanza che intercorre tra la macchina da presa e ciò che si vuole riprendere. Se all’interno dello schermo si predilige lo sfondo, si parla di campo, mentre quando il regista è più attento alla figura che allo sfondo, si parla di piano. Quando si riprende solo un particolare relativo ad un oggetto o a una figura umana, si parla di dettaglio.
I piani di ripresa si suddividono poi in:
primissimo piano quando si inquadra un viso dal mento alla fronte
primo piano quando il taglio della figura riprende testa e spalle
mezzo busto quando si riprende dalla cintola in su
mezza figura che a differenza del mezzo busto comprende anche la ripresa dalla cintola in giù
piano americano, molto usato nei wester, riprende la figura dalle ginocchia in sù
ed infine la figura intera.
Parlando di campi invece abbiamo il
campo medio, che comprende lo sfondo su cui sono riconoscibili le figure
campo lungo, in cui lo sfondo acquista importanza, ma la figura è ancora riconoscibile su esso
campo lunghissimo, in cui lo sfondo acquista un’importanza fondamentale, e la figura quasi scompare.

Conoscere piani e campi, e capire quando usare gli uni o gli altri, è fondamentale per la buona riuscita del cortometraggio e per dare alla scena l’impatto o il significato adatti. Il vostro occhio deve corrispondere con quello della macchina da presa, e, di conseguenza, deve influenzare quello dello spettatore, guidarlo dove voi volete condurlo.

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One Response to “L’inquadratura: piani e campi”

  1. [...] Dopo la lezione sulle inquadrature, è dunque importante informarvi sul sonoro cinematografico. Anche il sonoro, come ogni elemento di un filmato, segue delle regole e delle descrizioni precise, e conoscerle significa avere più stumenti per realizzare un’opera di qualità superiore. Si chiama suono in quel rumore la cui sorgente è visibile (quindi in campo) al momento dell’emissione, come un telefono inquadrato mentre squilla. Il suono off e la voice over invece sono rispettivamente suono e voce umana che pur sentendosi distintamente, non compaiono all’interno dell’inquadratura. Il suono fuori vista avviene quando la sorgente è inquadrata ma coperta, e, quando la sorgente risulta poco importante, si parla di suono d’ambiente e quando è emesso da apparecchiature elettroniche che diffondono il suono (come radio, telefoni…) è definito suono on the air. La distanza sonora è importante per dare il senso ad una scena, e corrisponde alla distanza fra la sorgente sonora e il microfono (una voce in lontananza, dei passi che si allontanano, una frenata improvvisa nella strada…). Si definisce un suono fuori sincrono quando è completamente in disaccordo con le immagini che accompagna, mentre causa ed effetto fra sonoro e visivo sono definite sincresi. Importanti elementi di regia sono anche i suoni interni oggettivi e soggettivi, che corrispondono a pulsioni interne al soggetto, come il battito del cuore, o un flusso di pensieri. L’overlapping sonoro si usa in fase di montaggio, e serve ad unire delle scene che a livello visivo non avrebbero soluzione di continuità. Infine l’acusma, o fantasma sonoro,  è qualunque suono o voce che, pur sentendosi in chiaro, non è inquadrata (può essere fuori campo, fuori vista o extradiegetica). [...]

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